Morir dal ridere: inglesi maestri dell'umorismo nero

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Morir dal ridere: inglesi maestri dell'umorismo nero

Un film come Morto tra una settimana (o ti ridiamo i soldi), in uscita sui nostri schermi il 22 novembre prossimo, rientra in quella categoria definita per comodità di classificazione black comedy, e in cui gli inglesi sono da sempre maestri. Sarà forse il loro essere, come popolo, così attento alla forma, la naturale compostezza e riservatezza o l’impostazione culturale, ma la Gran Bretagna, oltre a dare al mondo le band che hanno fatto quasi da sole la storia del rock, ha dato vita a un tipo particolare di umorismo, conosciuto in tutto il mondo come British Humour, che ha applicato nel cinema a una serie di commedie che hanno fatto scuola. Basti pensare a gente come i Monty Python, che ci hanno insegnato che si può ridere veramente di tutto (e che non entreranno per motivi di spazio in questo breve excursus) o ai loro successori della League of Gentleman: solo in Gran Bretagna sarebbero potuto nascere personalità come queste. Insomma, prima dei fratelli Coen in America – che non a caso hanno rifatto uno dei capolavori del genere – c’erano registi come Alexander MacKendrick e attori come Peter Sellers e Alec Guinness, capaci con estrema imperturbabilità di suscitare la risata con quell’incredibile distacco di fronte all’inatteso, affrontando temi come l’omicidio, la morte, perfino la fine del mondo.

Di fine umorismo britannico sono intrisi molti gialli di Alfred Hitchcock. Una vena esplicitata in forma più pura nella black comedy del 1955 La congiura degli innocenti (The Trouble With Harry), tratta da un romanzo dell’inglese Jack Trevor Story, scritto nel 1949, dove il regista trasporta oltreoceano questo particolare tipo d’umorismo che a volte sconfina nel grottesco. Il film si ricorda anche per il debutto di Shirley McLaine (veniva da Broadway e fu scelta per rimpiazzare l'indisponibile Grace Kelly) nonché per la prima collaborazione del Maestro del brivido con Bernard Herrmann, autore delle sue magnifiche colonne sonore. Qua fa la sua prima comparsa anche la celebre “marcia funebre per una marionetta”, composta da Charles Gounod, che da allora in poi accompagnerà le esibizioni televisive del regista. Per chi non lo ricorda, la storia ruota attorno al ritrovamento di un cadavere sulla collina sovrastante una pacifica cittadina del Vermont. Chi sia, chi l’abbia ucciso e cosa fare del corpo è il problema con Harry del titolo originale, e vede gli industriosi abitanti intenti a seppellire e disseppellire l’uomo che si scoprirà morto di morte naturale. Una commedia deliziosa e originale che non ebbe successo quando uscì.

Charlie Chaplin, che era inglese fino al midollo anche se espatriato nel nuovo continente, nel 1947 aveva già realizzato quella splendida commedia nera che è Monsieur Verdoux, ispirata al pluriomicida di mogli Landru. In Inghilterra invece, in quegli stessi anni, erano operativi gli Ealing Studios, specializzati proprio nelle commedie, che nel 1949 avevano realizzato quel gioiello di humour nero ambientato nell'Inghilterra edoardiana che è Sangue blu di Robert Hamer, dove sir Alec Guinness interpretava ben 9 ruoli, ovvero tutti i membri, maschili e femminili, della famiglia D'Ascoyne (8 più il defunto settimo duca), destinati a fare una brutta fine per mano dell'erede illegittimo delle sue enormi fortune (Dennis Price).

Nel 1955, la Ealing sforna un'altra perla, ovvero La signora omicidi di Alexander MacKendrick, a cui ci riferivamo a proposito del poco riuscito remake dei Coen. Alec Guinness è di nuovo il mattatore di questa commedia, nel ruolo del professor Marcus, affiancato stavolta da un altro genio della comicità come Peter Sellers, da Herbert Lom (che sarebbe diventato l'ispettore Dreyfuss nella serie della Pantera Rosa), Danny Green e Cecil Parker. Tutti irresistibili nei panni dei componenti di una banda di rapinatori che si spacciano per musicisti e che, accidentalmente scoperti dall'anziana e adorabile padrona di casa, decidono di eliminarla. O almeno ci provano. Paradossalmente, quella che è considerata la black comedy più britannica in assoluto è stata scritta in realtà da un americano, William Rose, autore di Indovina chi viene a cena?

Venendo ad epoche un po' più vicine, un gioiellino come Shakespeare a colazione di Bruce Robinson (1987) dimostra che non si deve necessariamente ammazzare qualcuno per fare dell'umorismo nero, ma basta raccontare la storia autobiografica del folle weekend di due attori spiantati. E' un film dove si ride molto, grazie anche alla bravura dei protagonisti, con la vaga sensazione di ridere di loro, più che assieme a loro, perché la black comedy si associa spesso proprio con la crudeltà.

Uno dei (giovani) maestri inglesi contemporanei del genere, a nostro avviso, è Edgar Wright, che col tipico umorismo britannico ha contaminato tutti i suoi film, a partire dal per noi insuperabile L'alba dei morti dementi (2004), divertentissimo esempio del genere apocalisse/fine del mondo/epidemia globale, dove a suon di risate si combattono gli zombi. Basterebbe anche solo la scena in cui Simon Pegg si alza assonnato e va a comprare il latte senza accorgersi minimamente del sangue e della devastazione che lo circonda, per fare entrare questo film di diritto in un'ipotetica top ten del British Humor.

Ancora in tempi più vicini, la tragedia di un lutto in famiglia e la cerimonia dell'ultimo commiato a un padre si trasforma in farsa nel corale Funeral Party, del 2007, in cui Frank Oz (americano ma nato e vissuto in Inghilterra fino all'età di 7 anni, guarda un po') mette in scena la più inglese delle commedie, spingendo con forza il pedale sull'acceleratore del cattivo gusto senza risparmiarsi. Piaccia o meno il risultato, questo film con Matthew McFadyen, Andy Nyman (il cui Ghost Stories è intriso di questo genere di umorismo) e gli americani Alan Tudyk e Peter Dinklage rientra a pieno titolo in questa galleria.

L'elenco sarebbe ancora lungo, ma ci sembra già sufficiente per spiegare che un film come Morto tra una settimana (o ti ridiamo i soldi) è solo l'ultima black comedy, in ordine di tempo, su cui un Paese così peculiare e ricco di spirito e cultura come la Gran Bretagna ha impresso il suo inconfondibile marchio.



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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